15 giugno 2026

Vantaggio secondario

Qual è il vero motivo, quello più nascosto e sfuggente, del perché non riusciamo a prendere una decisione? Perché non apriamo quella porta, non facciamo quel passo che potrebbe cambiarci la vita in meglio? Continuiamo a dire che sarebbe la cosa più giusta, più saggia, più liberatoria. Quella decisione che potrebbe far svoltare la nostra vita e renderci più autentici. Più realizzati.

E invece no. Si continua a vivere ingannando se stessi - e spesso anche gli altri - simulando un invidiabile benessere, creando talvolta una realtà immaginaria parallela. Un "come sarebbe se" che non si avvera mai, perché ci si guarda bene dal creare le condizioni perché si avveri.

Sentimento di rivalsa, bisogno di essere visti e riconosciuti... Ognuno ha il proprio vantaggio a rimanere impantanato in una vita che è una recita. Spesso però non si è in grado di riconoscerlo, perché quella verità è talmente ben nascosta, talmente tanto coperta da scuse e giustificazioni, che non riesce a fare capolino e a dire guardami, sono qui.

E dopo aver faticosamente rimosso i vari strati di maquillage, ecco che il vero vantaggio riesce a fare capolino. Spesso consiste nel non dover affrontare il baratro, la solitudine, il giudizio, l'incertezza. La nostra identità si è talmente ben riconosciuta in quel ruolo che metterlo in discussione vorrebbe dire ricominciare totalmente da zero. Ricostruirsi. Chiedersi davvero chi si è, cosa si vuole, e da che parte si deve andare per trovarlo.

La maschera che cade terrorizza chi sotto la maschera sente di non avere nulla. Nulla che valga la pena di essere mostrato.

03 giugno 2026

Si ricomincia

Correvano i primi anni 2000 e, come tanta gente a quei tempi, anche io aprii un blog.

Avevo vent'anni e tanta voglia di condividere vita, morte, miracoli e soprattutto paranoie di una studentessa fuori sede e fuori corso a Milano. Dava un po' di sollievo poter pubblicare quello che passava per la mente senza doversi vergognare, perché spesso si restava nascosti e protetti dietro a un nickname.

Passarono gli anni e come sappiamo i blog cominciarono a essere sempre meno letti e amati, sostituiti -credo - dai profili social, finché io e quasi tutti i miei blogger preferiti, con i quali interagivo regolarmente, abbiamo gradualmente smesso di scrivere e interagire.

A distanza di un ventennio, la ventenne è diventata quarantenne e ha pensato di andare a ricercare quel blog per ripensare un po' a quei tempi tormentati, e che dire... ho amaramente constatato che le paranoie sono sempre le stesse, si sono solo camuffate da vita adulta, con quel carico di disillusione che riesce a farti più o meno accettare che un senso non c'è, che il senso della vita è "semplicemente" viverla, liberandoci dalle zavorre, seguendo ciò che più ci fa stare bene.

Perché iniziare un nuovo blog? Boh, non lo so, forse perché da qualche parte ho letto che scrivere fa bene, è curativo. E allora scrivo.